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INTELLIGENZA ARTIFICIALE VS SENSIBILITÀ UMANA NEL PROCESSO DI SELEZIONE

Il momento di sostituire il vecchio curriculum con un algoritmo è arrivato: in un futuro non molto lontano, brevi giochi a tema, utilizzati per testare tratti cognitivi, emozionali e sociali e interviste video, in cui il candidato in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi luogo può affrontare sfide legate al business dell’azienda, permetteranno di individuare i futuri leader.

Il settore delle risorse umane è in forte trasformazione e l’Intelligenza Artificiale è uno dei motori dell’evoluzione del processo di selezione. Molti sono gli algoritmi che permettono di ridurre i tempi di ricerca e screening dei curricula; ridurre i tempi di risposta; eliminare la componente pregiudizio umano; classificare i candidati e analizzare le loro performance future e rendere il processo di selezione più efficiente individuando profili più in linea con le esigenze delle aziende.

Nonostante gli algoritmi possano essere plasmati ad hoc e personalizzati, non possono sostituire la sensibilità umana: infatti la parola finale spetta ancora al selezionatore in carne ed ossa, che attraverso l’individuazione e l’analisi delle soft skills, come entusiasmo, flessibilità e capacità di lavorare in gruppo, determina o meno l’assunzione del candidato.

Pertanto finchè i selezionatori artificiali non saranno in grado di interagire empaticamente con il candidato, costruire nel tempo delle relazioni, adattarsi e gestire le dinamiche sociali che caratterizzano l’iter selettivo, la figura del recruiter avrà senso di esistere.